Wisława Szymborska, Pietre, 1962

Busso alla porta della pietra.
– Sono io, fammi entrare.
Dicono che in te ci sono grandi sale vuote,
non viste, belle invano,
sorde, senza l’eco di alcun passo.
Ammetti che tu stessa ne sai poco.
Sale grandi e vuote – dice la pietra –
ma in esse non c’è spazio.
Belle, può darsi, ma al di là del gusto
dei tuoi poveri sensi.
Puoi conoscermi, mai però fino in fondo.
Con tutta la mia superficie mi rivolgo a te,
ma tutto il mio interno è girato altrove.

Red Shirley: la nonna di Lou Reed

red

“Red Shirley” racconta la vita di Shirley Novick, filmata alla vigilia del suo centesimo compleanno. Lou Reed vuole comunicare che per essere eroi non bisogna necessariamente aver inciso un album o conoscere grandi personaggi. Shirley è un’eroina sopravvissuta a due guerre mondiali, diventata stilista ed anche attivista per i diritti dei lavoratori.

A me questa cosa di Lou Reed che fa un film su sua nonna sindacalista commuove parecchio…
(Domenica 14, Festival dei Popoli, Firenze. Ore 21 Cinema Odeon)

Tante mostre Poco pane

Scrive Antonio Natali Direttore della Galleria degli Uffizi nel catalogo per la mostra Arte a Figline…



"Sul muro del municipio della mia città natale , in vernice bruna data alla brava con pennello grosso e ormai segnata dall’usura del salmastro, si può ancora leggere una vecchia scritta: Tante mostre, poco pane. Io non credo che a Piombino manchi (o sia mancato in anni trascorsi) il pane; e neppure il companatico. Però quell’epigrafe populista rimane un monito secco per l’Amministrazione cittadina. Come a dire: ‘Attenzione a non spendere i soldi di noialtri in apparati effimeri, quando poi la sanità, la scuola, il lavoro…’, e giù per la scesa. Concetto chiaro. Discutibile, ma chiaro. E oggi purtroppo ancor più giustificato da una congiuntura economica grave.

Di certo una mostra non potrà mai essere importante quanto il pane; però potrà essere di valido conforto all’educazione dei giovani e dunque farsi alimento almeno dello spirito; a patto – naturalmente – che davvero sia questo l’obiettivo prefissato. [...]

Ce ne sono di città anche piccole che – incuranti d’un qualsiasi pretesto o magari trovandone uno vacuo – riescono a importare un’esposizione prefabbricata che ostenti un nome civetta: un finto Caravaggio, un Leonardo fasullo, un Michelangelo presunto, trovano sempre qualcuno disposto a farne vessillo d’una mostra e a sfoggiarli in epigrafe. Ed è assai probabile che l’esposizione riscuota anche successo: almeno fin quando la gente non si stuferà d’essere aggirata. Cosa che verisimilmente avverrà, ma con molta più lentezza di quanto si potrebbe presumere, giacchè solo un affinamento del gusto e un’educazione delle coscienze possono consentire il disvelamento di quegl’inganni. Ma per ora – con la scuola che trascura l’insegnamento della storia dell’arte e la televisione che seguita a glorificare miti abusati e luoghi comuni – si può solo sperare che il pubblico delle mostre, forte della sua curiosità, si stanchi dei feticci e pretenda cose nuove."